Giulia Salis ha 40 anni, una laurea in Scienze Politiche e una specializzazione nel marketing. Gioca da sempre con le parole e non ha un suo ricordo senza una penna in mano, intenta a scrivere qualcosa. Dopo la laurea a Cagliari, si è trasferita prima a Roma e poi a Bologna, dove è stata Ufficio Stampa per un’azienda tessile e dove ha cominciato a cucinare. “Credo sia per quello che il mio piatto – cavallo di battaglia è la lasagna”. Nel 2010 è tornata in Sardegna e, dopo qualche anno di lavori qua e là, ha deciso di mollare tutto e dar vita al progetto di Le Plume con Monica Curreli. Un progetto che comprende il blog, ma anche servizi, come il web writing per le aziende. Dal 2018 collabora con Radiolina e da settembre le è stata affidata la conduzione di Oggi al Mercato su Videolina.

Dal web alla tv passando per la radio, come cambia il modo di comunicare e raccontare food e lifestyle nel tuo percorso professionale?

Che lavoro fai? Questa è la domanda che più mi mette in crisi quando mi viene posta. È vero, mi muovo tra più canali, ma il mio percorso professionale nasce ancora prima. Quando Facebook non esisteva ancora e le nostre vite digitali erano molto più asciutte e semplici. Mi occupavo di moda, allora. E devo dire che la passione per la comunicazione è un qualcosa che mi porto dietro da quando ero bambina. Oggi ho una figura professionale che vira nei diversi colori della comunicazione e si declina in diversi mezzi. Ho un blog, Le Plume, scritto a quattro mani con Monica Curreli, sono una speaker radiofonica per Radiolina e conduco Oggi al Mercato per Videolina. Tanti modi di comunicare differenti che, però, hanno un obiettivo comune, che è quello di raccontare storie e creare connessioni con le persone. Le Plume, ad esempio, è per me il luogo in cui mi apro di più al mondo, in modo intimo e molto personale. Condisco i miei racconti con dettagli di me che, in radio o in tv, cerco di mantenere maggiormente al riparo. Ogni mezzo ha una sua peculiarità, che va enfatizzata e assecondata. Il fulcro di tutto però è creare un filo narrativo, in cui le persone possano identificarsi e ritrovarsi. Che sia un resoconto di un viaggio, un aneddoto divertente o una ricetta.

L’emergenza corona virus ha tenuto tutti in casa, anche oggi al mercato (In onda su Videolina ogni giorno da lunedì a venerdì alle 7.50 e alle 12.45), com’è stato adeguare il programma senza perdere il pubblico e la passione per la cucina?

Il lockdown è arrivato in modo inaspettato. Almeno per me, che davvero non avrei mai pensato potessimo vivere una situazione del genere. Sono tanti i settori dell’economia che stanno risentendo della pandemia e, tra questi, sicuramente molto colpito è il settore dei ristoranti, a cui sono particolarmente legata per ovvi motivi di lavoro. All’inizio abbiamo tenuto il format originario, poi ad un certo punto è scattato qualcosa. Ci siamo fatti delle domande e la risposta è stata molto semplice: trasformare il programma in versione casalinga e da smart working. Quando l’idea mi è stata proposta, non nego che la mia reazione è stata quella di agitarmi e di entrare nel pallone. Sono una persona molto precisina sul lavoro, una secchiona, per intenderci: quando faccio una cosa, qualsiasi cosa, pretendo di farla bene. Però, d’altra parte portare Oggi al mercato dentro la mia casa significava anche ritrovarmi in mezzo a due delle cose che amo di più: la televisione e la cucina. Ho cominciato a studiare, a guardare i format in tv e mi sono messa in gioco. So di non essere una cuoca provetta e  faccio parecchi errori, ma credo che il pubblico stia rispondendo bene. Mi sono messa sullo stesso piano di chi mi segue: quello di una donna in quarantena, alle prese con il pranzo e la cena da preparare. Penso sia stato questo a creare una sorta di intimità e di connessione con i telespettatori. Non certo le mie ricette, visto che cucina come la più classica delle nonne. Io amo la cucina innovativa e le declinazioni culinarie degli chef, ma quando mi metto ai fornelli vince sempre la tradizione. Le persone, però, sembrano rispondere e sono sempre molto emozionata quando mi mandano le foto con le ricette replicate da loro. In fondo, il cibo risponde ad un desiderio di socialità e in questo momento la socialità è questo: condividere a distanza.

 Si parla di cibo sempre più spesso, raccontando ricette e prodotti dalla tv ai social, secondo te quale stile e approccio è più incisivo per catturare l’attenzione del pubblico dando informazioni corrette e utili?

Il mondo del cibo è sotto i riflettori ormai da più di dieci anni. Ed è una tendenza senza inversione. La televisione e i suoi programmi hanno contribuito in modo sostanziale a mettere l’accento sulla cucina e sul buon mangiare e questo filone si è esteso oggi anche al mondo dei social. Il punto di partenza è sempre lo stesso, l’ho già ribadito: il cibo ha una connotazione sociale molto forte e la sua anima è colorato dallo stare insieme, dal vivere con gli altri un momento di benessere. Il cibo è bello e piace. Cattura lo sguardo e rapisce il cuore. E questo avviene sia guardando un programma alla tv, leggendo un articolo di giornale o il post su un blog o seguendo una ricetta su Instagram. Dietro ogni piatto c’è una storia, che può avere a che fare con un ricordo, con un viaggio, un pezzo di vita o un momento in famiglia. Questa è la magia del cibo. E credo che, al di là della semplice ricetta con le istruzioni per l’uso, ad emergere siano proprio le storie che stanno dietro al cibo. E anche la conoscenza degli ingredienti. Soprattutto in un momento in cui è sempre più forte l’esigenza di sapere cosa mettiamo nel piatto. Le persone si sono fatte più consapevoli. Degli ingredienti, del territorio e della sostenibilità. Queste sono le caratteristiche chiave per una buona comunicazione sul cibo.

In queste settimane di emergenza sono cambiati i temi della comunicazione, anche le aziende del food hanno realizzato spot e messaggi per affermare valori come la solidarietà e il rispetto delle regole. Quali messaggi hai apprezzato e quali invece hai trovato poco utili alla causa?

In questi mesi di quarantena siamo cambiati tutti. Siamo cambiati noi, come persone. È cambiato il modo di comunicare in ogni ambito. Anche in quello del food, che, come ho detto, è stato tra i più colpiti da questo lockdown. Le aziende, da quello grandi e strutturate, fino ad arrivare alla piccola bottega di quartiere, a mio avviso si sono mosse bene. Hanno saputo arrivare al cuore delle persone e alle loro paure, stando vicino alla gente e provando a reinventarsi un nuovo modo di vivere di lavorare. Chiunque si è battuto per il proprio progetto, mettendo al centro la passione per il cibo e per le persone. Perché il cibo è conviavilità e questo è emerso nonostante le distanze. Anche attraverso i messaggi pubblicitari o i post su Facebook. Forse non ho apprezzato la mossa di qualche chef super noto al grande pubblico, che ha preferito guardare esclusivamente la parte imprenditoriale di sé, lasciando tutti a casa. Ma questo non è il caso dell’Italia. Qui anche gli chef stellati hanno trasformato il loro modo di comunicare. Penso tra tutti a Bruno Barbieri, Simone Rugiati o Ernst Knam, giusto per fare qualche esempio su scala nazionale, che hanno trascorso una quarantena cucinando insieme alle persone sui social. Loro e tanti altri. A livello locale ho visto delle belle realtà che mi hanno emozionato. Con le consegne a domicilio, con menù sempre attenti e suggestivi e idee nuove e coraggiose. Non voglio fare nomi perché ho un buon rapporto con tutti i ristoratori che mi aprono le porte delle loro cucine e non vorrei dover dimenticare qualcuno.

 Cosa bolle in pentola nel 2020 di Giulia Salis?

Tra blog, radio e tv diciamo che le mie giornate sono abbastanza intense. Non so come andrà questo 2020 e non voglio fare programmi a lunga scadenza. Anche se poi ho sempre mille idee che mi ronzano per la testa. Questa quarantena mi ha obbligato a prendermi il mio spazio e questo mi è servito per pensare a mille nuovi progetti. Casa mia è piena di blocchi degli appunti, dove scrivo di tutto. Sicuramente nel mio 2020 c’è la voglia di continuare a fare quello che già faccio. Magari farlo meglio, cercando anche nuovi stimoli. E qualche piccolo sogno nel cassetto, che però tengo per me. In questo periodo ho ripreso a cucinare moltissimo e questa cosa voglio cercare di mantenerla anche nel futuro. E poi ci sono i viaggi, mia grande passione, che spero possano ricominciare presto. Per ora so che andrò alla scoperta della mia terra. Ancora ho tanto da esplorare.

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