Abbiamo intervistato Gianluca Medas, regista, attore, scrittore, autore televisivo e conduttore, fondatore e animatore della compagnia “Figli d’arte Medas”, la più antica famiglia d’arte sarda.

D- Con Filindeu, in onda su Videolina sei tornato alle origini dell’alimentazione in Sardegna, oltre ad averlo già fatto in teatro con il racconto di alcuni cibi, tra tutti il pane, quali insegnamenti hai tratto da questa esperienza?

Il cibo è una sintesi. Attraverso le ricette della tradizione, le consuetudini alimentari,  le modalità per preparare le pietanze, l’incredibile varietà delle tipologie alimentari, tra l’altro utilizzando pochi prodotti. (Pensa solo alla moltitudine di paste differenti che si producono in Sardegna dalla farina)  si arriva a capire davvero chi siamo e come vivevamo.  Capire questo significa capire la storia del divenire della Sardegna e della sua gente.  Per ogni ricetta tradizionale ci sono una miriade di micro variazioni tutte interessanti e personali che rendono un piatto diverso dall’altro senza tradire la tradizione. E’ appassionante.  Questo non è un impoverimento anzi è un arricchimento ma significa che abbiamo una idea sbagliata del concetto di tradizione che non deve mai diventare un impoverimento. Significa che c’è vita nella tradizione. Tutte le donne che mi hanno  aiutato a realizzare le ricette che racconto nella trasmissione  mi raccontano per esempio che la pasta se si può, si fa con acqua di sorgente e non con acqua di rubinetto e tanto meno con l’acqua minerale.  Altre mi hanno detto che l’erba selvatica si lava con l’acqua piovana. Ogni  massaia ha la sua strategia che è frutto di memorie familiari e di esperienze personali e sono tutte valide.

D- Secondo te come oggi è possibile legare la nostra tradizione gastronomica con lo sviluppo economico della Sardegna?

Certo, anche qui io sono molto critico, dobbiamo smetterla di assomigliare all’idea che si sono fatti gli altri di noi edulcorando il nostro passato con stupidaggini new age, storie improbabili, cartoline compiacenti. Dobbiamo smettere di “turisticizzare” la Sardegna. E’ un dibattito che si sta svolgendo nell’Europa del nord in Francia ed in Inghilterra da cui noi per il momento siamo esclusi. Le grandi città stanno trasformandosi in un campionario di B&B che non rispondono neppure al profilo richiesto per questo tipo di servizio, nei territori  invece improbabili agriturismo, che non sono esattamente quello che dicono, si propongono dando un idea sbagliata di quello che è la tradizione e l’alimentazione.

D- Tutti oggi raccontano il cibo, ne parlano, cucinano, come hai voluto differenziare il tuo approccio in questo ambito spesso eccessivamente spettacolarizzato?

In realtà a me della ricetta in quanto tale importa molto poco, a me interessa la tradizione ereditata dalle persone che me la raccontano, mi piace sapere della loro comunità che la ha prodotta,  con quali strategie giungono alla cottura di quegli alimenti, come viene preparata la pasta, in quanto tempo, con quale coreografia si muovono le mani  ecc ecc. Questo è il segreto del successo di Filindeu. Quando Videolina mi ha proposto di curare questo nuovo progetto ho esultato in cuor mio, come ho detto in precedenza già vent’anni fa realizzavo spettacoli utilizzando la stessa tecnica e lo steso format. Per cui mi sono trovato a mio agio da subito.  Poi io sono molto curioso di natura e molto rispettoso del materiale che mi viene consegnato e tutto è stato facile.

D- Come stai vivendo questa situazione di emergenza in casa e cosa ti manca di più fare?

In realtà non ho mai lavorato così tanto come in questo periodo, spero di poter trasformare questo lavoro in atti concreti al più presto. Tutto cambierà nell’after virus dobbiamo essere elastici e capire come inserirci nel mercato della cultura che emergerà da questa crisi che si preannuncia devastante ma solo per chi non saprà mettersi in gioco. Molte posizioni di privilegio saranno messe in discussione e bisogna essere pronti.  

D-Cosa bolle in pentola nel 2020 di Gianluca Medas?

Beh intanto  il film su Lussu le cui riprese sono state bloccate proprio il giorno del decreto che ci chiudeva in casa per evitare il contagio, Per il momento non ci sono novità sui tempi, per noi del cinema, poi c’è la ripresa di Filindeu, una nuova versione di Sentidu che questa volta dedicata ai giovani  e sottotitolata Su tempu benidori e altre cose importanti che per il momento vista la situazione non sono in grado di dire quando e come verranno fatte…

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