Abbiamo intervistato Nicola Giocondo, agronomo e divulgatore agricolo che ha pubblicato con la casa Editrice Valtrend il libro Le officine della salute. Sarà con noi a Ristoamare 2020 per parlare di alimentazione e salute, qua trovate un’anticipazione dei temi che verranno trattati.

Partiamo dalla frase di Herbert: “Chiunque sia stato il padre della malattia, una alimentazione non corretta ne è stata la madre”, cosa significa in concreto?

Il cibo riveste un ruolo fondamentale per l’essere umano. Per il nostro organismo è il carburante indispensabile e per la mente e la persona ha una valenza sociale e culturale poichè ci identifica e ci qualifica. In entrambi i casi il cibo ha una funzione preventiva, curativa. Ognuno di noi cerca di migliorare la propria salute, anche mentale a partire dall’aspetto iniziando una corretta alimentazione.  Herbert è appartenuto ad un’epoca in cui non c’era la chimica ad aiutare le persone e il benessere era sempre basato sugli alimenti e  sulla  corretta alimentazione. Oggi più che mai, nonostante la chimica, è di grande attualità: una cattiva nutrizione è alla base di disturbi e malattie. Succede spesso che non vogliamo dedicare tempo alla nutrizione quando siamo sani e allora prima o poi ci toccherà farlo per necessità con le ovvie conseguenze del caso mettendoci alla ricerca di qualcuno nelle cui mani mettere la soluzione dei nostri problemi. Una buona alimentazione e uno stile di vita salutare ci rende invece protagonisti senza affidare la regia del nostro benessere ad un professionista competente, il cui scopo è, semplicemente, di aiutarci ad utilizzare quegli strumenti che già inconsapevolmente possediamo. Un percorso nutrizionale sano non ha nulla a che vedere con l’entusiasmo per le mode alimentari. I recenti studi sulla Dieta Mediterranea ci stanno consegnando una buona notizia: per raggiungere il nostro benessere fisico e mentale non è più necessario immolarsi sull’altare di una vita triste ed insipida, priva di piaceri, colori e gusti.

Nel tuo libro parli di ricette e prodotti tipici, quali sono le regole fondamentali per ritornare a mangiare bene in funzione della salute?

Il concetto di tipicità dei prodotti alimentari ha una definizione ufficiale, legale, e riguarda molti aspetti: la presenza in letteratura, la memoria storica, la localizzazione geografica che influisce sulla qualità dei prodotti fino alle tecniche di preparazione collegate anche alle tradizioni locali. Così un prodotto è considerato di qualità, anche grazie alla lunga tradizione tramandata negli anni. In Italia la tipicità è anche un valore: i turisti vengono da noi per le montagne, per il mare, per il clima piacevole, per la quantità incredibile di monumenti e città storiche, ma anche perché si mangia molto bene con prodotti esclusivi. Tutto dipende dall’ambiente: il tartufo bianco, tanto prezioso da costare come l’oro, trova solo da noi le condizioni ambientali favorevoli per il suo sviluppo così l’arancia rossa di Sicilia che prende il suo colore caratteristico grazie alle particolarità del terreno, di natura vulcanica, e alle escursioni termiche che obbligano le arance a fabbricarsi particolari sostanze protettive di colore rosso. Potremmo continuare ricordando quanto sono famosi nel mondo i nostri vini e quanto sono preziosi i nostri oli extravergine d’oliva. Recentemente la FAO ha sottolineato l’importanza della dieta mediterranea per la salute umana e per la gestione sostenibile dell’ambiente. Questo stile alimentare basato sul consumo regolare di olio d’oliva, sulla ricca varietà di alimenti vegetali come i cereali, frutta, verdura, legumi, associate a pesce e carne (in moderate quantità) è ampiamente riconosciuto per i suoi molteplici benefici per la salute e per il suo basso impatto ambientale.

Nel mio libro mi sforzo di raccontare, insieme all’aspetto salutistico, le sue radici tentando di spiegare il rapporto tra salute, natura e territorio. Tento, insomma di spiegare la Salute oltre le cime degli alberi, oltre le mere ragioni estetiche rendendo la salute e la buona alimentazione una questione ecologica, ma che investe gli stili di vita e gli aspetti sociali.

Tra le proposte che emergono c’è la pizza Pascalina, come nasce e quali sono le differenze che le altre tipologie di pizze?

La Pizza Pascalina è un progetto dell’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli che mira alla diffusione di un comportamento sano e attento ad una corretta alimentazione. La base di partenza è la pizza, un piatto tipico della dieta mediterranea italiana, una specialità napoletana diffusa all’indomani dell’unità la cui produzione è stata riconosciuta come un’arte, patrimonio dell’Unesco da dicembre 2017. La base della Pascalina è fatta di Olio Evo e la pasta di cereali a cui si aggiungono gli altri ingredienti. Non c’è differenza con gli altri tipi di Pizza se non negli ingredienti oltre a quelli base e con quel disco con altri ingredienti salubri possono essere proposte nuove “Pizze della Salute”.

Come possiamo districarci nel mare di informazioni sull’alimentazione e la salute senza cadere in notizie commerciali o poco attendibili?

La sicurezza è un bisogno, quella alimentare li supera tutti. Ciò che si mangia e come si mangia rappresenta l’uomo nel suo intreccio di anatomia, fisiologia, cultura e storia. Per San Francesco il pasto è il luogo della fraternità e non può diventare un campo di battaglia. Allora avanti tutta con la sobrietà e la semplicità della Dieta Mediterranea. Non mangiare nulla che la nostra nonna non avrebbe mangiato. Cibo vero anche (meglio) se poco. Al supermercato andiamoci sempre accompagnati dalla nonna, se non c’è immaginiamola, e tutto quello che non riconosce come cibo non compriamolo. Soprattutto, leggendo l’etichetta, evitiamo quei cibi che contengono sostanze che non si capisce o con più di 5 ingredienti. La conoscenza è alla base di ogni  buona alimentazione e l’ignorante spesso si avvelena con prodotti in offerta speciale.

Cosa bolle in pentola nel 2020 di Nicola Giocondo?

Salute e Longevità dipendono da una “Santa Alleanza” Corpo, Mente e Società. Non solo grasso e fumo, ma, pare sempre più opportuno aggiungere Felicità, un termine Latino che ha una origine agricola riferita alla capacità di un luogo, di una società o di un singolo essere, pianta, animale o uomo, di produrre buoni frutti. Questo modo di intendere la Salute incoraggia il turismo Wellness quel turismo prodotto da persone che viaggiano e scelgono mete precise con l’obiettivo di migliorare il proprio stato di salute psicofisica, ricercando esperienze uniche ed autentiche , praticando attività o usufruendo di trattamenti dolci e non invasivi. Non una semplice tendenza di consumo, quindi, ma una cultura di vita. Il turista che sceglie questo stile di vita ha una visione del mondo che stabilisce consuetudini prioritarie precise, il benessere del corpo e dello spirito. Non tutti hanno la possibilità di essere turisti e anche chi resta ha diritto al suo Welness. In città si moltiplicano ristoranti, bistrot e caffetterie in chiave Healty.  L’I-Eating, il ristorante intelligente, in cui oltre al cibo è offerto un piccolo percorso fatto di gusto e convivialità che lo accompagna alla consapevolezza alimentare. Pare questa la nuova chiave del successo. A Londra, a Canopy Market, due coraggiosi italiani stanno sperimentando con successo l’Evo Bar. Con il prof. Diego Palma e il dottor Stefano Palma sperimentiamo un nuovo percorso Evo-gastronomico, un percorso di Salute in cui la semplicità dei sapori, a partire dalla bruschetta, ci riporta ad immagini della tradizione che a torto non sono associate alla innovazione. Invece un giro d’olio, uno spicchio d’aglio e una punta di peperoncino su un bel piatto di pasta o su una fetta di pane non è solo tradizione ma futuro, perciò, innovazione. Insieme stiamo mettendo a punto anche la nuova figura professionale altrettanto innovativa: l’Happyness Coach.

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